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Gennaio 2007
.: Data Pubblicazione 10-Gen-2007 :: Letture:: 548 :: Stampa solo questa pagina :: Stampa pagina con tutte le sottopagine:.
Per l’inizio del nuovo anno vogliamo proporvi una riflessione sul matrimonio cristiano, invitandovi ad approfondirla personalmente così da poterne fare oggetto del prossimo incontro.

L'origine del fallimento di ogni matrimonio è qui: illudersi che l'altro possa essere in qualche modo il tampone delle proprie falle, che possa andare a risolvere i problemi che io non ho voluto o potuto risolvere. Che l'altro possa essere una medicina per le nostre malattie, una pillola che magicamente risolverà tutti i nostri problemi con il minimo di fatica.
E' tutto sommato anche questa una scorciatoia per non faticare: invece di rimboccarmi le maniche e andare a vedere dove sono i problemi, un modo per arrivare alla meta senza salire. Come uno che invece di accettare che per superare un esame bisogna studiare, volesse prendere la pillola della conoscenza.
                1 - Per poter costruire un rapporto con un'altra persona che sia stabile, fedele e solidale una delle condizioni è che bisogna aver affrontato i problemi che stanno alla base della propria vita e della propria persona. Bisogna prima aver affrontato il leone, essersi addentrati in quel labirinto affascinante ma spesso pauroso che è il proprio intimo. E' il terrore di affrontare questo che ci porta ad alienarci all'esterno, a cercare con frenesia una persona con cui riempire questo terribile vuoto. La speranza che si ha inaugurando un rapporto o anche sposandosi è quella che l'altra persona sia un po' come il pezzo mancante al nostro equilibrio, come se fossimo una specie di mezza moneta a cui bisogna trovare l'altra metà che combaci perfettamente. Un po’ come quando bisogna riconoscere un agente segreto o una persona dalla mezza banconota. Allora ci si butterà addosso all'altra persona come se fosse il nostro salvatore, con un grido inespresso "fammi felice!!".  Questo porterà prima o poi ad un rigetto e ad un rifiuto da parte dell'altra persona, ad una insofferenza crescente. Come Rachele che chiede a Giacobbe di dargli dei figli, cioè di risolvere il suo problema di non accettazione della sua situazione. Ma Giacobbe risponde: "Tengo forse il posto di Dio, per risolvere i tuoi problemi?"  L'altro non è Dio, non può tappare i tuoi buchi, non può darti la vita e la gioia se già non l'attingi da qualche altra parte!!!
                Non ci vuole però molto perché ci accorgiamo che questa è un pia illusione. Immancabilmente dopo poco tempo l'altro si presenta per quello che è:
non una metà ma una persona intera che non combacia per niente con noi. E si comincia a portargli rancore per questo suo supposto tradimento. La condizione essenziale perché un matrimonio od una comunità possa reggere è che ognuno dei due, o almeno uno abbia imparato a vivere solo con sé stesso. Chi non sa stare con sé stesso non sa neanche stare con gli altri, e non potrà neanche formare una coppia duratura. Il viaggio al centro della terra è dunque necessario, anche se pauroso. Bisogna essere arrivati al nocciolo del problema e averlo sotto posto a Dio.
                2 -Una delle componenti essenziali del matrimonio è quella che i due devono guardare verso un terzo punto e non possono guardarsi solo negli occhi. Uno dei significati della concezione sacramentale del matrimonio è quella di significare la realtà di Cristo e della Chiesa quindi c'è già una responsabilità verso il mondo e la Chiesa: quello che faccio non sono affari miei perché io ho uno scopo e una vocazione. Inoltre la persona umana è sempre per essenza destinata a donarsi e solo nell'apertura può trovare la sua stabilità che è dinamica, come la bicicletta che sta in piedi solo se corre, e deve correre verso un punto.


Vi diamo appuntamento a Marliano per

DOMENICA 14 Gennaio alle ore 16,30
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